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Percorso


L’Associazione Culturale “Le Tre Ghinee” con sede in via Monte di Dio,14 – 80139 Napoli, P.IVA 07313550639, costituita il 26 novembre 1996, continua il suo percorso culturale artistico iniziato negli anni ’70 come Cooperativa Le Tre Ghinee con il gruppo Le Nemesiache.

Le Tre Ghinee oltre ad essere un omaggio a Virginia Woolf è anche una proposta al femminile per una diversa prospettiva di rapporto con il mondo del “lavoro e dell’economia”- La produzione è intesa come creazione artistica, teatro, cinema, video; la ricerca teorica sulle molteplici potenzialità espressive dell’Essere Donna è tesa alla “non separazione” dall’attuazione pratica.

Le Tre Ghinee-Nemesiache nel ’76 idearono e attuarono un progetto di riappropriazione storica dell’immagine: la Rassegna Internazionale del Cinema Femminista “L’Altro Sguardo”, prima in Europa testimonia tutt’oggi la poliedricità storica, sociale, politica dell’immagine femminile.

Nel 1987 e nel 1990 ha prodotto due lungometraggi in 35mm. “Didone non è morta” e “Faust/Fausta”, per la regia di Lina Mangiacapre. Dal 1988 edita Manifesta rivista di cinema, cultura, spettacolo, direttrice responsabile Lina Mangiacapre; uno spazio aperto alla riflessione teorica e filosofica, alla ricerca sulla immagine filmica e sulle arti visive, sulla poesia e la scrittura. Altresì momento di informazione e scambio su iniziative, progetti e fermenti della cultura napoletana e internazionale. Manifesta dal 1999 al 2002 è diventato on-line.

Come Edizioni ha partecipato al Salone di Torino presso lo stand collettivo “Parola di Donna” e alla mostra del libro Galassia Gutenberg dove ha presentato e pubblicizzato la propria attività editoriale: i cataloghi della Rassegna Cinematografica “L’Altro Sguardo” dal 1976 al 1991, i cataloghi d’arte “Il tempo e gli angeli”, “Io/Il mistero/le S”, “Evasione di angeli da Roma verso Partenope Paestum…” collana Cornucopia dal 1994 al 1996, “Interpreti e protagonisti” di Connie Capobianco, “Cinema al femminile 2 ” e “Pentesilea” di Lina Mangiacapre, “Donne e Unicorni” poesie di Nemesi. Dal 1986 è stato assegnato, nell’ambito della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il Premio “Elvira Notari” al film che maggiormente abbia messo in rilievo l’immagine della donna in una diversa chiave interpretativa, protagonista e non vittima della Storia. Un’idea di Lina Mangiacapre, organizzata e prodotta dalle Tre Ghinee -Nemesiache con il patrocinio dell’Assessorato all’Istruzione e alla Cultura della Regione Campania e dell’Assessorato alle Pari Opportunità e relazioni internazionali del Comune di Venezia. Nel 2002,anno della scomparsa dell’ideatrice e responsabile, il premio è stato sospeso per poi essere ripreso l’anno successivo con il nome di Premio Lina Mangiacapre.

Il premio consiste in una scultura di Niobe.

Le foto presenti nel sito sono di:
Agenzia Ruggieri di Napoli
M.Filomena Ambrosanio
Nazarena Baironi
Luisa D’Angelo
Augusto De Luca
Agnese De Donato
Luciano Ferrara
Luisa Festa
Luciano Guarino
Grazia Lombardo
Jo Mangone
Melita Rotondo
e Niobe, Nemesi, Karma, Fausta, Dafne

Manifesto delle Nemesiache - 1970

Il femminismo non nasce oggi e le donne hanno sempre lottato ma se sono sempre state sconfitte questo si deve proprio al continuo voler comunicare ai loro uomini i loro problemi. Gli uomini ci dividono e ci odiano se noi mettiamo a nudo la verità e le loro maschere.

La lotta delle donne deve essere fatta dalle donne e gli uomini non devono essere informati perché le loro paure creano degli ostacoli che cercano di neutralizzare e dividere le donne, creando verso quelle più radicali un odio e una lotta che arriva alla calunnia e alle accuse più mostruose. Sorge la necessità dello sdoppiamento della lotta: all’esterno condanna e denuncia di tutte le violenze che la donna subisce; all’interno ricerca di tutte le dimensioni e gli spazi che la donna si è creata e creazione di nuovi. Gli spazi che sembrano molto esigui in apparenza sono in realtà molto vasti:in ogni donna c’è quel mondo interiore di sogno che respinto dalla società o dagli altri essa ha tenuto gelosamente custodito è questa dimensione che noi vogliamo far vivere riconquistandola ed affermandola.

Nemesis: la femminilità originaria, l’indomita natura ribelle senza alcun limite è l’immagine che noi vogliamo riprendere di noi stesse e la possibilità che a livello storico oggi vogliamo assumere. Inventeremo e creeremo la nostra lotta come la nostra sessualità come la nostra cultura.

Ed ora che l’utero della terra
è coperto d’asfalto
ora che i figli dell’uomo…
le macchine
distruggono le figlie della terra:
l’erba i fiori gli alberi i prati le farfalle
gli uccelli la natura
ora che le donne
lasciano le madri
e inseguono
il mito sociale
la strada
cosparsa di carogne dei padri
ora torna NEMESIS
torna l’origine.

Noi Nemesiache vogliamo creare aprire gli occhi sull’originaria diversità questa femminilità estesa profonda vera la femminilità l’alterità la vitale indomita ribellione l’insofferenza d’ogni legame l’amore come magia creazione di ninfe ed acqua incantata. Insieme ritroveremo il sentiero calpestato violentato nascosto il nostro sentiero bruciato. E la paura non ci appartiene sappiamo che la vita è dalla nostra parte siamo noi che cominciamo la storia che creiamo l’umanità basta con la violenza e con la natura come legge di equilibrio genetico. La storia e la vita che si sceglie si vuole si determina di crea si libera si autocrea gli spazi i modi i tempi quella che gli uomini chiamano storia ripercorre tutte le tracce della natura di tutte le specie questa storia guerra economia violenza sopravvivenza fatta sulla nostra pelle questa storia noi la rifiutiamo e la rigettiamo.

Le Nemesiache hanno compreso che entrare nel mondo dell’organizzazione del lavoro maschile è una oppressione e uno sfruttamento maggiore: sono coscienti che in fondo nel mito dell’emancipazione si sviluppa in modo ancor più subdolo l’oppressione de potere maschile. Gli uomini hanno compreso o sentono anche se in modo confuso che nonostante la nostra esclusione noi siamo ancora vive e portiamo in noi una creatività sempre maggiore mentre il mondo che loro hanno costruito per murarci li sta portando all’autodistruzione e la noia. Il patriarcato vuole compiere l’ultimo atto del suo delitto e della sua violenza;vuole completamente distruggere la donna anche nel suo spazio interiore nel suo rapporto emotivo con le persone. (Organizzazione programmazione del rapporto donna-uomo, donna-bambino, sulla base della produttività e del lavoro: emancipazione e asili nido).

Il nucleo familiare per le Nemesiache significherà rigetto o almeno lotta, secondo le proprie forze, contro la patria potestà: ricerca di un dialogo con la madre al di fuori di un ruolo che la opprime in quanto impostole dalla stessa società patriarcale che in questo momento storico ci permette di denunciare l’oppressione e lo sfruttamento che la donna vive in questo ruolo per proporci l’alternativa, ancora più mistificante, con la separazione dalla madre, dell’accettazione incondizionata di tutti i meccanismi di sfruttamento di violenza di egoismo e di competitività della sua organizzazione. In sintesi il prezzo della realtà sociale che sono disposti a concederci è il rigetto della madre e di tutti i rapporti non economici che attraverso lei possono ancora esistere. La società patriarcale, in fase di estrema razionalizzazione, ha coscienza che con la sua carica emotiva e i suoi rapporti umani e personali, la madre rischia di essere un guasto per le sue programmazioni progettazioni del materiale umano r accentua di conseguenza la separazione tra madre e figli proponendo come unica possibilità alla liberazione della donna la eliminazione dell’esperienza emotiva e affettiva del rapporto materno ce si riduce solo a una produzione, a livello di macchina, di materiale umano, da cui la donna viene subito alienata, per riaccostarsene di nuovo secondo un ruolo sociale, economici educatrice, assistente sociale, psicologa ecc… pienamente rispondenti al meccanismo dei rapporti produttivi. Si imprigionano così le donne e i bambini in organizzazioni meglio sorvegliate e gestite, non più da una patria potestà ma da un potere impersonale presentato come necessario e inevitabile per il progresso e la liberazione della donna.

Le Nemesiache rigettano le false risoluzioni della libertà sessuale poiché ritengono che i rimedi che il maschio vuole farci intravedere non fanno che rafforzare l’oppressione e la violenza: la lotta contro il congegno mostruoso del’industria della politica del sesso è la ricerca di una sessualità in armonia con la natura della donna non con la falsa natura che l’uomo ci ha voluto attribuire in conseguenza della violenza fattaci, una sessualità , dunque, che non comprometta e non violenti la possibilità della donna di generare la vita.

Le Nemesiache vogliono una sessualità non pericolosa e si dichiarano per un erotismo libero e una sessualità vaginale solo per la riproduzione. Il femminismo non è lesbismo: non vogliamo mettere al sesso una altra etichetta e gli uomini che ci accusano cercano sol di neutralizzarci e di isolarci. Le Nemesiache rigettano qualunque ideologia e organizzazione e le denunciano come le forze più oppressive e autoritarie del potere maschile. Si rifiutano di considerare la società come sorta da un contratto e di vedere come unica possibilità dei rapporti la legge la convenienza.

Riconoscono comunque che i rapporti che ‘uomo ha con la donna,qualunque sia la sua ideologia, sono di sfruttamento e di violenza. Il femminismo non è lotta per il potere, né tentativo di raggiungere una parità giuridica di integrazione nella società maschile. Le Nemesiache vogliono riconquistare e realizzare finalmente quella capacità creativa del diverso della originaria profonda indomita alterità, vogliono che la possibilità creativa della donna si esprima ed abbia dimensioni e spazio all’esterno, vogliono che la cultura maschile non continui ad affermare che Uomo significhi Uomo e Donna, significhi, cioè, tutte le possibilità represse, violentate, rigettate, per non soccombere, tutti gli sguardi aperti verso orizzonti che non devono essere cancellati perché non contemplati sulla carta geografica degli uomini.

Le Nemesiache non lottano per una società di sole donne o per una società in cui siano gli uomini ad essere usati e determinati, come la cultura maschile insinua o la paura dell’uomo e di alcune donne fa temere. Le Nemesiache sanno che la lotta delle donne è quel particolare tipo di lotta che non può e non vuole l’eliminazione della parte che l’opprime, perché siamo noi stesse a generarla e perché rende possibile l’esistenza della lotta stessa, ma vogliamo non essere completamente cancellate e amputate come parte, le donne non vogliono essere colonizzate né perdere delle dimensioni che l’assoluto culturale dello uomo e le sue organizzazioni tentano sempre più di soffocare e reprimere.

Se l’uomo costruisce le sue megalopoli di potere economico e politico; se distrugge tutti i rapporti riducendoli ad economici, se fa le crociate contro ogni verità che non parta da lui che non sia compresa nelle sue progettazioni nelle sue pianificazioni, se costruisce aggeggi macchine ambienti pericolosi che manifestano tutta la violenza e la nevrosi che ha in sé, non può continuare a pretendere che le donne e le bambine siano sempre più rinchiuse e protette perché non vogliono misurarsi e non sentono dentro di loro questi spazi né vogliono adattarsi. Deve finire finalmente l’assurda affermazione delle possibilità o impossibilità della donna di essere creativa, mentre si giudica la creatività con il metro maschile e si verifica che le donne ritenute più creative sono in fondo quelle che più si adeguano o riflettono tutti i canoni maschili dell’arte e della creatività, per cui di creativo non è lasciato proprio niente. La crisi della creatività maschile non ci interessa, noi Nemesiache sappiamo che la nostra nuova dimensione o, diciamo pure, nuova metafisica, capovolge tutto e la nostra creatività è il nostro mondo che emerge e esplode capovolgendo e scoprendo infinite fantastiche imprevedibili dimensioni.


Cronistoria delle Nemesiache dal 1970 al 1976

Il Gruppo delle “Nemesiache” ha iniziato il suo lavoro politico a Napoli, nel 1970, basandosi sulla ricerca della creatività e attraverso una sintesi storica e una differenziazione che partiva dal valutare come indispensabile, per una crescita politica, l’autonomia; si è poi sviluppato portando questa sua elaborazione attraverso la forma teatrale e altre forme artistiche a Roma, a Milano, a Parigi.

Il Manifesto del gruppo, uscito nel marzo ’72, affermava tra l’altro: “Il femminismo non nasce oggi, e le donne hanno sempre lottato…La lotta delle donne deve essere fatta dalle donne… E la paura non ci appartiene; sappiamo che la vita è dalla nostra parte, siamo noi che cominciamo la storia che creiamo l’umanità… quella che gli uomini chiamano storia… questa storia-guerra-violenza-sopravvivenza, fatta sempre sulla nostra pelle, questa storia noi la rifiutiamo e la rigettiamo… Il femminismo non è lotta per il potere né tentativo di raggiungere una parità giuridica di integrazione nella società maschile….Le Nemesiache non lottano per una società di sole donne o per una società in cui siano gli uomini ad essere usati e determinati, come la cultura maschile insinua o la paura di alcune donne fa temere… Le donne non vogliono essere colonizzate né perdere delle dimensioni che l’assolutismo dell’uomo e le sue organizzazioni tentano sempre più di reprimere…Deve finire finalmente l’assurda affermazione della possibilità o impossibilità della donna di essere creativa, mentre si giudica la creatività con il metro maschile e si verifica che le donne, ritenute più creative, sono in fondo quelle che più si adeguano e riflettono tutti i canoni maschili dell’arte, per cui di creativo non è lasciato proprio niente… La nostra creatività è il nostro mondo che emerge ed esplode capovolgendo e scoprendo infinite fantastiche imprevedibili dimensioni”. Nell’estate del ’72 si ricerca il metodo specifico del gruppo che avrà la sua realizzazione all’esterno nel ’73 con la “Cenerella”, psicofavola femminista di Nemesi. Questo lavoro teatrale, interamente realizzato dal gruppo, mostrava chiaramente e concretamente la realtà della creatività delle donne e affermava la necessità, in quel momento, di una autonomia che arrivava a vietare l’ingresso agli uomini. Sullo spettacolo, che era la prima forma di teatro femminista in Italia, e non a caso era realizzato a Napoli da un gruppo napoletano, scrisse un interessante articolo Adele Cambria sul settimanale “AUT” del 23-31 maggio ’73. Dal manifesto sul teatro, che veniva letto prima di iniziare lo spettacolo :” Noi denunciamo, noi rigettiamo, noi rivendichiamo, noi ci esprimiamo, noi… e il teatro. Per noi il teatro è una forma di lotta, un metodo…”. Intanto alla fine di giugno si realizza l’esperienza di scrivere e stampare il primo giornale del gruppo “I Cicli Lunari”, in questo giornale si affronta il rapporto fra la sessualità e il cosmo e l’origine della violenza con la riduzione delle mestruazioni alla riproduzione, per cui, di conseguenza, la sessualità viene ridotta alla riproduzione. Questo scritto suscitò all’inizio molte opposizioni, ma, in seguito, molte altre analisi furono fatte in questo senso e il concetto è attualmente condiviso in pieno. Nell’estate ’73, il gruppo organizzava il primo raduno nazionale a”Torretta di Crucoli” in Calabria.

Dall’esperienza di questo raduno, in seguito ai fatti verificatisi, venne fuori un’analisi sulla situazione di divisione che poteva nascere e può nascere dalla mancanza di solidarietà, dovuta ad un individualismo esasperato; una situazione che privilegia il momento privato rendendo impossibile la socializzazione. Intanto sempre più attraverso le varie esperienze e i vari ostacoli si delineava il volto internazionale del gruppo, cioè la volontà di portare aventi un discorso che traeva origini e linfa da Napoli ma che si estendesse in tante altre direzioni, scoprendo o denunciando, la falsità del mito della cultura come proveniente dal nord. I processi di stimoli e contenuti nuovi vitali, vengono sempre, come tutte le energie provengono dal sole, dalle terre del sole, dal sud e sale verso il nord, dove trova la sua razionalizzazione e la sua schematizzazione, ritorna quindi al sud come proprietà del nord e passa a livello di potere e colonizzazione. Il ciclo è quindi: nascita-sud, crescita-appropriazione-estensione- nord, ritorno al sud…. Nasceva il manifesto meta spaziale; infatti man mano si scopriva l’esigenza di portare la psicofavola (metodo di autocoscienza, che investe oltre il parlare delle proprie esperienze, la gestualità, il rapporto col corpo e tutte le forme di oppressione represse, tutta la sfera creativa) verso il nord; si decise di portarla proprio a Milano dove per la prima volta fu realizzato un lavoro teatrale femminista: gli uomini potevano entrare solo se accompagnati da una donna che garantisse per loro. La psicofavola a Milano suscitò enorme interesse, file di persone, per tutti i giorni della rappresentazione, la stampa, la radio, molte persone che ne avrebbero poi tratto spunto per le proprie operazioni culturali: Era ancora Napoli che portava contenuti e discorsi completamente diversi; la visceralità dell’espressione, la perfezione dei giochi di luce, la realizzazione, la forza, la passionalità, la profondità dei contenuti, lasciò tracce che ancora oggi sono profonde e radicate a Milano. Dagli attacchi sul Corriere della Sera, attacchi isterici perché i giornalisti erano stati cacciati, dicendo che era assurdo fare un dibattito su realtà che si erano dibattute ed espresse ad un livello estremo nella forma della psicofavola; ai pezzi estremamente interessanti su Panorama ed altri giornali; al rifiuto di parlare con le donne rimaste, nel tentativo, però, di aprire la forma teatrale anche alle spettatrici offrendo cibo, musica, danze. Attraverso l’esperienza della psicofavola altre donne entravano a far parte del gruppo e le Nemesiache si estendevano anche a Milano. Si realizzava inoltre il secondo numero del Giornale: “I cicli solari” dove si affrontava il rapporto fra le donne come rapporto con sé stessa in relazione all’energia solare. Partendo dalle scelte dell’infanzia e della violenza dell’ambiente e dell’educazione repressiva.

Le Nemesiache non sono solo un gruppo, sono una realtà del femminismo, una realtà che si ricollega a Napoli, a Cuma alla Sibilla. Questi riferimenti al passato non intendono però tralasciare il concreto del presente, ma rigettano la riduzione di tutta una civiltà, come quella napoletana, a folclore e a sottocultura in cui la si intende confinare. Il femminismo a Napoli è nato da Napoli e dalle sue radici, dalla realtà delle lotte di donne che non si sono mai lasciate colonizzare e continueranno a fianco dell’uomo, e a volte contro o semplicemente distante, la storia della vita dell’ARMONIA, per vendicare tutta la violenza che è stata fatta a Napoli; alle SIBILLE, alla vita, alla Bellezza. Ed è infatti su questi contenuti che le Nemesiache hanno realizzato il secondo film “Le Sibille” ed in parte anche col primo “Cenerella” si ritrovano gli stessi luoghi e la stessa dimensione. Gli altri film realizzati fino ad ora sono: “Antistreap”, “Autocoscienza”, “Il mare ci ha chiamate” e “Follia come poesia”; in questo ultimo film viene riportata l’esperienza di due anni con le psichiatrizzate del “Frullone” di Napoli, ed ha come colonna sonora il concerto tenuto dal gruppo nella Cappella dell’ospedale. Anche negli atri film, tranne che per “Antistreap”, la colonna sonora è esegiuta dal gruppo. Nel campo del cinema le Nemesiache organizzano da 5 anni la Rassegna del Cinema Femminista di Sorrento all’interno degli Incontri Internazionali del Cinema: E’ l’unica realtà gestita da un gruppo femminista, autonomamente, in uno spazio ufficiale. In occasione di ogni Rassegna hanno ideato e realizzato la rivista “Non solo figura di donna”. Dall’esperienza in campo cinematografico, e come regista e come critica e come organizzatrice, Lina Mangiacapre ha realizzato il suo libro “Cinema al femminile” ed, Mastrogiacomo – Padova. Le Nemesiache hanno curato la pubblicazione del libro “La donna nel cinema e nel teatro” in occasione della manifestazione svoltasi per più di un mese al Cinema-Teatro “Biondo” e al Cinema “Ritz d’Essai” di Napoli. Nel marzo dell ’80 hanno organizzato per la durata di una settimana al Cinema-Teatro “Bellini” una rassegna di teatro-danza-musica. In questa occasione è stato presentato in anteprima lo spettacolo teatrale “In principio era Marx” di Adele Cambria con la regia di Elsa De Giorgi, l’anteprima del concerto “Ipotesi vocale” di Juki Maraini, un concerto-danza di Franca Sacchi e il “Concerto a Partenope” realizzato dalle Nemesiache.

Nel rapporto con la musica le Nemesiache ancora una volta rifiutano ogni schema e possibile imprigionamento dell’espressione, ponendosi così di fronte allo strumento in un modo nuovo, ogni volta unico e irripetibile come la vita. Quella che è stata citata è solo una parte dell’attività e dell’impegno politico che le Nemesiache hanno svolto e continuano a svolgere soprattutto in questo momento così difficile e tragico di Napoli e di tutto il Sud, intervenendo ad incidere nella realtà culturale, sociale, politica con la volontà e l’esigenza assoluta di essere solidali e unite per la lotta delle donne e dei bambini del popolo di Napoli perché non sia sradicato dalla propria terra e sia parte attiva alla ricostruzione non solo con la “Resistenza” che da sempre ha avuto e continua ad avere ma con proposte che vengano accettate e rispettino le proprie esigenze di vita e non solo di sopravvivenza. In un documento datato 20 giugno 1976 le Nemesiache affermano: “La nostra autonomia e la nostra esigenza di basarsi sulla nostra prassi…interviene come tutti i giorni ad affermare e portare la propria estraneità dalla limitazione e dall’appropriazione e riduzione in una politica che non è la nostra…NON E’ POSSIBILE FEMMINISMO SENZA AUTONOMIA….Nessun discorso è politico se non ci si basa sull’autocoscienza e non si verifica sul proprio privato…”.

Napoli, 14 febbraio 1981
Le Nemesiache

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